Rottura del legamento crociato craniale

Rottura del legamento crociato craniale: cos'è, come si fa diagnosi e quali sono i possibili trattamenti?

 

Cos’è il legamento crociato craniale?

Il legamento crociato craniale LCA rappresenta la struttura più importante tra quelle che concorrono a stabilizzare l’articolazione del ginocchio del cane; prende origine dal condilo laterale del femore, attraversa lo spazio articolare e prende contatto con l’area craniale del piatto della tibia. Il crociato craniale può a sua volta essere suddiviso in due porzioni: una banda cranio-mediale ed una banda caudo-laterale. La funzione di questo legamento, nel cane come nell’uomo, è quella di resistere alle forze responsabili dello scivolamento craniale della tibia rispetto al femore; inoltre l’LCA contribuisce a contrastare l’eccessiva intrarotazione della tibia.
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Cos’è la rottura del legamento crociato craniale?

Le lesioni del legamento crociato craniale hanno una frequenza elevatissima nel cane, di gran lunga superiore rispetto a quella osservata in altre specie animali e nell’uomo, tanto da rappresentare la più frequente causa ortopedica di zoppia nel cane adulto. È una patologia che può colpire cani di tutte le razze ed età, con maggiore incidenza nei cani di taglia grande e gigante, nei cani sovrappeso ed in quelli iperattivi.
L’età di insorgenza è molto variabile, e può colpire anche cani molto giovani. Nonostante vi siano numerosi fattori predisponenti allo sviluppo di questa patologia (tra cui l’obesità, alcune malattie metaboliche come la sindrome di Cushing, il diabete e l’ipotiroidismo, alterazioni anatomiche come la lussazione della rotula o l’osteocondrite del condilo femorale, la patogenesi della rottura del LCA è ancora oggetto di continui studi e discussioni.
Quello che possiamo affermare con certezza è che, nel cane, si possono distinguere due diverse forme: una acuta ed una progressiva. La prima riconosce un meccanismo di tipo traumatico, molto simile a quello che interessa il ginocchio dell’uomo (iperestensione improvvisa dell’articolazione, associata talvolta ad intrarotazione della tibia).
La rottura traumatica, tipica di cani giovani e sportivi, rappresenta meno del 20% di tutte le rotture; può esordire già come rottura completa, oppure iniziare come rottura parziale (caso in cui appare lesionata una sola delle due bande che formano il legamento). In questo secondo caso l’evoluzione è quasi sempre la rottura totale, dopo un periodo che varia da alcune settimane a pochi mesi. La rottura non traumatica (oltre l’80% di tutte le lesioni) rappresenta l’esito di un progressivo deterioramento del legamento, frutto di continue e ripetute sollecitazioni che portano al definitivo cedimento del LCA.
Fino alla fine degli anni ’80 si riconosceva solo la patogenesi traumatica, finchè il chirurgo americano Barclay Slocum iniziò a studiare il problema da un differente punto di vista: la morfologia del piatto tibiale del cane, a causa della sua inclinazione, e la spinta craniale esercitata dal carico dell’arto, potevano essere la causa responsabile delle lesioni del crociato.
In tutti i cani con ginocchio diritto e peso elevato (come Boxer, Mastino napoletano, Cane Corso, Bulldog etc…) l’aumentata spinta tibiale stresserebbe il legamento crociato craniale, portando a rotture precoci e spesso bilaterali.
In tipologie di cani diverse, come ad esempio il Pastore Tedesco (razza con arti ben angolati) il motivo della progressiva rottura sembra essere spesso il sovrappeso, cui il cane fa fronte raddrizzando l’arto posteriore, estendendo il ginocchio. Dopo la rottura del LCA, ogni passo determina una spinta craniale della tibia, che non essendo più trattenuta dal legamento tende inevitabilmente a sublussarsi. Questo scivolamento del femore sulla tibia provoca un’erosione della cartilagine articolare, oltre allo stiramento del menisco mediale, sul quale si riscontrano spesso delle lesioni che causano ulteriore dolore al cane.
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Come si fa diagnosi di rottura del legamento crociato craniale?

Per giungere ad una diagnosi corretta è di fondamentale importanza osservare il cane sin dal suo ingresso in clinica, analizzandone accuratamente l’andatura e la postura. Nonostante possa sembrare banale, già da semplici atteggiamenti del paziente (ad esempio il modo in cui si siede, o in cui poggia l’arto durante la stazione) il medico veterinario può indirizzare i propri sospetti verso sede della patologia. La visita ortopedica deve essere estremamente accurata, per consentire al veterinario di verificare lo stato di tutte le articolazioni, visitando per ultimo il ginocchio dolorante; quest’ultimo appare in genere tumefatto, si può percepire un ispessimento della capsula articolare e, nei casi caratterizzati da notevole sviluppo di artrosi, è frequente percepire un crepitio durante i movimenti di flesso-estensione.
Nel caso in cui fosse presente anche una lesione del menisco, si può percepire un rumore particolare durante la manipolazione del ginocchio, il cosiddetto clank meniscale. L’iter diagnostico procede in genere con l’esecuzione di due manovre particolari, definite “test del cassetto” e “test di compressione tibiale”, atte a valutare la reale instabilità del ginocchio del vostro animale. Pur considerando che l’anamnesi e la visita clinica (in particolar modo la positività a queste ultime due manipolazioni) consentono spesso di giungere ad una diagnosi precisa, è sempre buona norma eseguire una radiografia del ginocchio: in questo modo sarà possibile confermare la diagnosi, valutare la presenza e la serietà dell’osteoartrosi, ed escludere la presenza di altre patologie a carico dell’articolazione.
Va infine ricordato che in caso di rotture croniche caratterizzate da estesa fibrosi periarticolare, o in alcuni casi di rottura parziale del legamento, l’esplorazione mediante artroscopia (VEDI SCHEDA ARTROSCOPIA) può rivelarsi un ausilio estremamente utile per giungere ad una diagnosi di certezza.
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Quali sono i possibili trattamenti per la risoluzione della rottura del legamento crociato craniale?

Una volta effettuata la diagnosi di rottura del legamento crociato craniale, è importante valutare attentamente le diverse opzioni terapeutiche che sono a disposizione dell’ortopedico veterinario, per scegliere il trattamento più appropriato per ogni paziente. La terapia di questa condizione ha seguito, negli ultimi decenni, l’evoluzione delle conoscenze sulla biomeccanica del ginocchio che si sono avute dai primi studi del Dr. Slocum in poi. La prima considerazione è che, a causa delle enormi forze di scivolamento della tibia rispetto al femore, la terapia conservativa ha poche speranze di ottenere un risultato soddisfacente. Questo vale soprattutto per cani pesanti, per soggetti in sovrappeso, per i casi di rottura bilaterale o in presenza di un elevato angolo di inclinazione del piatto della tibia. Per tali ragioni, il trattamento di scelta è sempre quello chirurgico. Possiamo a questo punto distinguere due grandi categorie di interventi: quelli tradizionali, volti a ricostruire o sostituire il legamento lesionato, e quelli biomeccanici, atti a modificare la biomeccanica del ginocchio ed a rendere superflua la presenza del legamento crociato craniale. Dei primi fanno parte le tecniche intracapsulari e le tecniche extracapsulari, che tendono a stabilizzare il ginocchio utilizzando tessuti o materiali sostitutivi, posti nella stessa direzione del legamento crociato originario. Dei trattamenti biomeccanici fanno parte molte tecniche (TPLO VEDI SCHEDA TPLO, TTA VEDI SCHEDA TTA, TTO, ecc.), tutte derivate dalla tecnica originale di TWO descritta da Slocum negli anni ‘90. Questi trattamenti, cambiando la geometria interna dell’articolazione, mirano ad annullare la spinta craniale della tibia, anziché opporvisi.
Considerando quindi le innumerevoli opzioni terapeutiche a disposizione dell’ortopedico per il trattamento di questa patologia, la scelta del tipo di chirurgia può variare in base a molti fattori, legati principalmente al paziente (taglia dell’animale, peso, angolo di inclinazione del piatto tibiale, carattere, possibilità da parte del proprietario di garantire una determinata gestione post-operatoria ecc.), oltre che alla conoscenza delle differenti tecniche di chirurgia ortopedica. Nella nostra struttura siamo in grado di eseguire tutti i tipi di chirurgia, dalle tradizionali stabilizzazioni extracapsulari alle più moderne tecniche biomeccaniche, garantendo quindi che la scelta terapeutica sia sempre quella più giusta in considerazione delle esigenze del vostro cane.
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