Batteri, virus, zoonosi (65% dei casi) e infezioni trasmesse da vettori.

Nel mondo il numero di epidemie e le singole malattie che le causano sembrano essere in aumento.

Non solo Ebola, ma enterovirus, tubercolosi, colera, morbillo, diversi ceppi di influenza ed epatite. Lo rileva una nuova analisi della statunitense Brown University su più di 12 mila focolai che hanno colpito 44 milioni di persone in tutto il globo nel corso degli ultimi 33 anni. Numeri che appaiono minacciosi ma i risultati preliminari dello studio mostrano anche un trend incoraggiante: su base pro capite, l’impatto delle epidemie è in declino.

Virus

In altre parole, è vero che il mondo affronta più focolai da un numero più alto di agenti patogeni, ma queste tendono a colpire una quota di popolazione in diminuzione. Per condurre l’analisi pubblicata sul ‘Journal of the Royal Society Interface’, gli autori hanno creato un maxi database.

”Viviamo in un mondo in cui le popolazioni umane sono sempre più interconnesse fra loro e a stretto contatto con gli animali, sia selvatici che da allevamento, che ospitano nuovi agenti patogeni”, spiega Katherine Smith, co-autore principale dello studio. “Questi collegamenti creano opportunità per gli agenti patogeni per cambiare ‘padrone di casa’, attraversare frontiere, ed evolversi in nuovi ceppi più resistenti di quelli che abbiamo visto in passato”.

Il team di scienziati ha lavorato per ricavare dati quantificabili dai report archiviati nel Global Infectious Disease and Epidemiology Online Network (Gideon); ha poi sviluppato una ‘pipeline’ bioinformatica per automatizzare la creazione della banca dati che comprende esattamente 12.102 focolai di 215 malattie infettive, per un totale di 44 milioni di casi in 219 paesi tra il 1980 e il 2013. “Gideon definisce epidemia l’aumento del numero di casi di una malattia oltre quanto normalmente ci si aspetta in una specifica comunità, area geografica o stagione”, spiegano gli autori. Tra il 1980 e il 1985 si sono verificati ben meno di mille di questi episodi, ma nel periodo 2005-2010 il numero era salito a quasi 3 mila. Negli stessi lassi di tempo, il numero di singole malattie che hanno provocato epidemie è salito da meno di 140 a circa 160.

Gli autori hanno anche compilato per ogni decennio una top 10 delle malattie responsabili del maggior numero di focolai. Per le zoonosi, nel 2000-2010 la Salmonella è in cima alla lista seguita da E. coli, influenza A, epatite A, antrace, Dengue, shigellosi, tubercolosi, chikingunya (new entry del decennio), trichinosi. Alcune malattie nella top 10 dei decenni precedenti, nel frattempo sono uscite dalla classifica, per esempio l’epatite E.

Tra le infezioni specifiche umane la top list dell’ultimo decennio è guidata dalla gastroenterite, seguita da colera, morbillo, enterovirus, meningite batterica, legionellosi, tifo e febbre enterica, rotavirus, parotite e pertosse (queste ultime 2 new entry, mentre adenovirus e rosolia hanno perso quota). “I dati suggeriscono che i miglioramenti a livello mondiale in prevenzione, diagnosi precoce, controllo e trattamento stanno riducendo il numero di infetti”, concludono gli autori. L’analisi continua. Prossimo obiettivo, capire l’evoluzione delle malattie infettive in relazione al clima e al cambiamento dell’utilizzo del suolo.

”Global rise in human infectious disease outbreaks” Katherine F. Smith et al. J. R. Soc. Interface 6 December 2014 vol. 11 no. 101 20140950

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